Artemisia Teaches Us This — Mona Eltahawy
Eltahawy rilegge la «Giuditta che decapita Oloferne» di Artemisia Gentileschi come manifesto di una scuola di resistenza al patriarcato. Artemisia, sopravvissuta a stupro e tortura legale, prima donna ammessa all'Accademia fiorentina nel 1616, trasforma il trauma in iconografia di lotta.
- Il dipinto come «scuola per imparare a combattere»: le donne devono diventare «complici l'una dell'altra contro il patriarcato».
- Casi attuali citati: Dominique e Gisèle Pélicot, Jeffrey Epstein, Justin Fairfax; una «scuola online» che istruisce all'aggressione sessuale.
- Identità femminile oltre il trauma: non siamo definite dagli stupri subiti, ma dalla capacità di brillare e fare paura al sistema.
- «Artemisia Gentileschi's Judith is our school — a school for how to fight back.»
Unmothering — Mona Eltahawy
Saggio del 2021 riproposto in newsletter. A 53 anni, Eltahawy rivendica la scelta di non avere figli come atto di liberazione da una tradizione familiare in cui le nonne avevano avuto 8 e 11 figli. Il rifiuto del corpo come risorsa riproduttiva è letto come minaccia al capitalismo che usa le donne come «incubatrici» della forza lavoro.
- Genealogia femminile come progetto politico: recuperare i nomi di 12 generazioni di antenate, oltre la maternità biologica.
- Il diritto all'autonomia del corpo come scontro diretto con stato, religione e mercato (USA e Cina come casi citati).
- «Puoi allontanarti da un matrimonio, ma non puoi allontanarti dai figli. Voglio essere libera.»
- La sterilità come scelta è ancora tabu' in molte culture, non solo in Egitto.
Childfree by Choice — Mona Eltahawy
Originale per Guernica, ripreso in newsletter. La scelta di non avere figli è ricondotta a un voto fatto a 16 anni in Arabia Saudita: rimanere sempre libera di andarsene. La maternità — anche metaforica («i libri come figli», «mothering» come cura) — viene rifiutata come dispositivo che spinge le donne a «mettersi al servizio» del patriarcato.
- A 58 anni, propone un albero genealogico alternativo dove «non avere figli» non è mancanza ma pienezza.
- Radice nell'esperienza traumatica saudita: l'autonomia di movimento come prima libertà da difendere.
- Critica alle narrazioni femministe che riabilitano la maternità in forma simbolica.
- «Rifiutando di partorire, ho generato la versione di me stessa che ho sempre voluto essere.»
La ghinea di aprile — Marco Tamburini, Martina Neglia
Numero mensile in due movimenti: un'inchiesta sulle donne etiopi nella resistenza all'occupazione italiana (Adwa 1896, guerra 1935-1941) e un saggio sull'opera di Suzuki Izumi, autrice giapponese di fantascienza femminista (1949-1986).
- Stima di 20.000-30.000 donne combattenti nella campagna di Adwa; la guerra italo-etiopica come catalizzatore di un movimento anticolonialista globale (Sylvia Pankhurst, sorelle Nardal).
- Suzuki Izumi e il matrimonio rappresentato come «fascismo del privato»: parassitismo emotivo, oppressione domestica, distopie del genere.
- Letteratura senza consolazione: la fantascienza speculativa come strumento per smontare le aspettative sociali sulle donne.
- Solidarietà transnazionale: lotta anticoloniale africana intrecciata con il femminismo internazionale primo-novecentesco.